“La disciplina in esame si chiude, comunque, con una clausola di salvaguardia, posto che il legislatore della riforma prevede che laddove al vizio formale-procedurale si sovrapponga un vizio sostanziale, debbano trovare applicazione le tutele più favorevoli per il prestatore previste dai precedenti commi dell’art. 18.

Nel caso di specie, non solo a monte vi è un provvedimento di sospensione dal contenuto sostanzialmente identico alla sanzione espulsiva [con contestuale consegna di ogni oggetto in possesso della lavoratrice], ma tale sanzione sostanzialmente espulsiva è stata adottata in assenza di contestazione, motivazione, in seguito ad un comportamento acquiescente del datore di lavoro, (ammesso dallo stesso] che ha assunto nel corso del tempo i connotati di un disinteresse. 

Del resto, giova precisare il ricorso della fase sommaria non si è limitato a contestare alla ............ la sola violazione del principio dell’immediatezza, ma ha sostenuto e documentato che la procedura disciplinare è stata aperta tardivamente a ragione del fatto che, il datore aveva escluso, per fatti concludenti, la rilevanza disciplinare del comportamento poi addebitato con ritardo, comportamento, questo, che viene interpretato dalla giurisprudenza come una manifestazione di scarso interesse del datore a sanzionare il comportamento del lavoratore (Cass., 20 agosto 2003, n. 12261, in Arch. civ., 2004, 803. Contra Cass., 3 febbraio 2003, n. 1562, in Arch. Civ.,2003, 1357; Cass., 29 settembre 2003, n. 14507, in Gius., 2004, 813).

Lo stesso ricorso in opposizione da atto di tale iniziale inerzia [pag. 41, punto n.4].

Ed ecco allora che non si tratta più di vagliare la mera violazione della procedura disciplinare, ma il motivo soggettivo del licenziamento, con la conseguenza che se la contestazione tardiva comporta una preclusione all’esercizio del relativo potere e l’invalidità della sanzione irrogata. (cfr. Cass. 27/6/2013 n. 16227, Pres. Stile Rel.  Napoletano, in Lav. nella giur. 2013, 954).

Da qui la scelta di applicare la tutela reintegratoria.” (Tribunale di Castrovillari – Sez. Lav., Sentenza n. 1820/2021, pubblicata il 11.11.2021, Giudice del Lavoro dott.ssa Anna Caputo).

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Non vi è dubbio, infatti, che per un ufficiale di P.G. che si è sempre dedicato con diligenza ed abnegazione all'esercizio delle funzioni pubbliche assegnategli, vedersi destinatario di una sanzione disciplinare "della pena pecuniaria nella misura di 1/30 della retribuzione", irrogata per "il grave ed inaccettabile addebito di aver assunto comportamenti e contegni scorretti nei confronti di superiori", laddove invece lo ..... si era limitato ed esercitare i propri "diritti di difesa e di manifestazione del pensiero, costituzionalmente garantiti", senza assumere alcun contegno irriguardoso e/o esorbitante delle regole di continenza verbale, per come riconosciuto dal Tar, abbia integrato una condotta illegittima quanto meno sotto il profilo colposo, rappresentando l'inizio di una situazione di mortificazione interiore, della dignità ed immagine professionale, foriera di conseguenze sia sul piano psicologico che biologico e patrimoniale, che lo hanno accompagnato per l'ulteriore corso della sua carriera, visto che il Ministero, nonostante l'avvenuto annullamento della sanzione disciplinare de qua, non solo non ha provveduto a restituire le trattenute all'uopo operate ed a risarcire gli arrecati danni ma ha altresì omesso di depennare dal foglio matricolare del ...... lo stesso avvenuto annullamento della sanzione, finendo cosi coll'aggravare le già accertate ripercussioni psico - fisiche che ne sono derivate.” (Tribunale di Catanzaro, sez. civ., Sentenza n. 1050/2021, pubblicata il 29.06.2021, Giudice dott. Aleardo Zangari Del Prato).

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“12) Ad ogni modo, non può convenirsi con l’appellante laddove afferma che dalla prova orale espletata, dai documenti di causa, nonché dal principio di non contestazione sarebbe emerso l’espletamento del lavoro straordinario, che in questa sede, così come nel primo grado di giudizio, non risulta con precisione quantificato.

 13) In primo luogo si osserva che, come correttamente dedotto dalla società appellata, dei quattro capitoli di prova orale articolati nell’atto introduttivo del giudizio, nessuno mirava a provare la domanda riferita allo straordinario e, per la verità, nemmeno i fatti e le norme sottese al diritto alla corresponsione dell’indennità di reperibilità o di altre indennità contrattualmente previste. I capitoli di prova, infatti, erano unicamente rivolti a provare le concrete mansioni svolte dal Curia nel corso del tempo, senza alcuna indicazione riferita alla durata di loro svolgimento.

14) Il lavoro straordinario, poi, non può ritenersi provato sulla base della non contestazione ad opera della società appellata, né risulta che la stessa, per come si adombra in appello, fosse incorsa in qualsivoglia decadenza. La società convenuta si costituì nel rispetto del termine di cui all’art. 416, comma 1, c.p.c. con memoria depositata il 24.4.14, a fronte di un’udienza di discussione fissata per il 14.5.14. Deve poi rilevarsi che a pag. 7 della memoria della costituzione la società contestò in modo specifico l’espletamento del lavoro straordinario, avendo chiaramente affermato: contrariamente a quanto asserito nel ricorso, nell’intercorso rapporto di lavoro (dal 20.10.2008 al 31.12.2008 e dal 02.01.2009 al 31.07.2012) il ricorrente ha lavorato per 6 giorni alla settimana dal lunedì al sabato con orario di lavoro giornaliero ripartito dalle ore 07,30 alle 12,30 per un complessivo di 30 ore settimanali, con giorno di riposo la domenica. A fronte di tale specifica contestazione era dunque il lavoratore che doveva fornire prova del lavoro straordinario dedotto in giudizio a mezzo della prova orale e documentale”. (Corte di Appello di Catanzaro – Sez. Lav., sentenza n. 968/2020, Pubblicata in data 24.12.2020, Giudice Consigliere Relatore, dott. Antonio Cestone).

 

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“Parte ricorrente ha lamentato, tra le varie doglianze, che l’Inps ha determinato la inadempienza contributiva nella misura di Euro 5.371,00 senza indicare i lavoratori interessati alla presunta omissione contributiva.

La doglianza proposta è fondata.

Dal verbale ispettivo prodotto emerge chiaramente che la determinazione del fabbisogno lavorativo della ditta ricorrente sia stato determinato tramite ricorso alla c.d. stima tecnica. Ebbene, la stima tecnica, per potersi ritenere attendibile e fornire certezza deve essere redatta seguendo lo schema pedissequamente delineato dal comma 2° dell’art. 8 D.L.vo n. 375/1993 [...] Ebbene, per il caso in esame, gli ispettori Inps hanno operato un ricalcolo del fabbisogno di manodopera bracciantile senza tenere in debito conto tutti gli indici di caratterizzazione della singola azienda sottoposta ad ispezione. 

Tanto conforta l’evidente inconcludenza del metodo induttivo utilizzato dagli ispettori dell’Inps.

Pertanto, non avendo parte resistente, gravata del relativo onere, sufficientemente provato la sussistenza dell’obbligo contributivo nella sua effettiva entità, deve essere accolta la domanda di parte ricorrente ...” (Tribunale di Castrovillari – sez. lav., sentenza n. 1005/2021 pubblicata il 03.06.2021, Giudice del Lavoro dott.ssa Margherita Sitongia).

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“Ebbene, non essendo il ……………. assegnato al servizio oggetto di affidamento a Ecoross srl, non è applicabile nei suoi confronti l'invocato art. 6 del ccnl allegato agli atti, che, ai fini del passaggio alle dipendenze della società subentrante, richiede che il lavoratore risulti in forza presso l'azienda cessante in via ordinaria allo specifico appalto/affidamento nel periodo di 240 gg precedenti l'inizio della nuova gestione. (Corte di Appello di Catanzaro – Sez. Lav., sentenza n. 843/2020, pubblicata il 22.12.2020, Giudice Presidente Relatore Dr. Gabriella Portale).

 

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"Il carattere contingibile ed urgente dell’ordinanza di affidamento temporaneo del servizio di RSU, emanata dal Sindaco nella sua qualità di organo avente extra ordinem, in ragione della recipua esigenza di scongiurare il gravissimo pericolo per la salute e l’igiene pubblica scaturente dalla mancata raccolta dei rifiuti e tale, quindi, da escludere, o, meglio, da sospendere l’applicazione dell’art. 6 CCNL settore “Igiene Ambientale” (Tribunale di Rossano (collegiale), sez. lavoro, ordinanza emessa in data 11.01.2011, Giudice rel. est. dr. G. Labonia).

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